Giovedì 5 marzo molti ospiti ed un ampio dibattito --Comunicato stampa n.69 del 9/3/2015

Giovedì 5 marzo a Carpi è andato in scena un Consiglio comunale aperto sulle nuove prospettive delle Pari Opportunità. Sono stati tanti i contributi alla discussione venuti nel corso del civico consesso dedicato esclusivamente a questo tema e che è stato introdotto da due brevi interventi delle assessore Stefania Gasparini (Pari Opportunità) e Daniela Depietri (Servizi sociali). La prima ha ricordato quanto sia ancora importante continuare a parlare di pari opportunità come libertà di possibilità, e di come sia necessaria un’alleanza interistituzionale che aiuti la formazione “di una parità che non sia omologazione ma foriera di reciprocità”. Depietri dal canto suo ha rammentato la recente legge sulla quadro su parità e discriminazioni di genere della Regione Emilia Romagna, “scritta dopo un percorso davvero partecipato” e le tante iniziative promosse sui temi delle pari opportunità negli ultimi anni. Roberta Mori, Consigliera regionale del Pd e prima firmataria della legge in questione, ne ha delineate le caratteristiche, con la sua “piattaforma valoriale” ma anche le tante azioni concrete e misurabili da essa introdotte, come la doppia preferenza di genere sulla scheda elettorale, la medicina di genere nei servizi sanitari “che vorremmo diventasse un approccio trasversale garantendo una maggiore appropriatezza della prestazione”, il Bilancio di genere, le azioni a tutela delle donne vittima di violenza. Simona Santini, Presidente della Commissione Pari Opportunità dell’Unione delle Terre d’Argine, ha voluto poi ribadire come sia importante parlare di pari opportunità ancora oggi, anche in un contesto come quello attuale, di fronte ai casi di violenze di genere e a discriminazioni di vario tipo, e ha sottolineato il ruolo svolto in questi anni dalla Commissione omonima, dal 2008 nelle Terre d’Argine. Giulia Campioli, rappresentante di Udi e Cif di Carpi, ha ricordato invece l’opera di queste due associazioni, che hanno superato i 70 anni d’età, e le nuove sfide che si trovano ad affrontare in una società variegata e tanto diversa da quella del dopoguerra. Giulia Moretti, coordinatrice della Cgil di Carpi, anche a nome della Cisl ha dipinto un quadro a tinte fosche della situazione economico-occupazionale del distretto: questo ha perso quasi 5000 occupati dal 2006-2007, tante donne sono sfruttate e/o sottopagate e disincentivate ad avere figli e con crescenti difficoltà nell’ambito del lavoro di cura di disabili e anziani non autosufficienti. Benedetta Bellocchio del Centro di aiuto alla vita Agape ha invece tratteggiato le attività della struttura da lei diretta e che ha aiutato 70 famiglie in 4 anni, con contributi a 20 di esse di circa 3000 euro per sostenere la scelta di mettere al mondo un figlio ed evitare l’interruzione di gravidanza. Barbara Bertoni ha poi descritto in aula i vantaggi legati alla sua esperienza da telelavoratrice (lavora da casa da tre anni per una cooperativa di servizi) mentre infine la studentessa Hana Ben Mrad ha parlato della sua vicenda di ragazza figlia di immigrati alle prese con le problematiche dell’integrazione a scuola e non solo. E’iniziato poi il dibattito: diversi i consiglieri comunali che hanno preso la parola, alcuni anche per raccontare la loro esperienza di uomini e donne alle prese con le pari opportunità in famiglia o sul lavoro: da parte degli esponenti del Movimento 5 Stelle Medici, Severi e Gaddi sono venute critiche al recente Job Act che andrebbe a cancellare tutele e sostegni alla maternità e dunque a diminuire la dignità delle donn; è stato ricordato come il vicepresidente dell’Assemblea legislativa regionale Rainieri sia ancora al suo posto nonostante il ‘caso Kyenge’ e ancora il ‘caso Ruby’ riguardante Berlusconi. Arletti (Pd) e Azzi (Carpi Futura) hanno manifestato sostegno all’operato del Centro Agape mentre di converso il consigliere Consarino ha difeso la legge 194 a tutela dell’autodeterminazione della donna ricordando come lui, ginecologo che opera nel servizio sanitario pubblico, sia uno dei pochi che esegue interventi abortivi “contro l’ipocrisia di chi si definisce obiettore”. E se Rostovi (Ncd-FdI-An) ha esemplificato come la parità di genere sia praticata negli scout Luppi (Pd) ha descritto alcuni dei tanti casi da lei seguita come avvocato e ha concluso rammentando come le pari opportunità riguardano non solo le donne ma anche gli uomini. Benatti (Forza Italia) ha invece chiesto provvedimenti concreti a favore delle donne “e magari anche un Sindaco donna”, ribadendo come si debba dare fiducia ai cittadini e instillare speranza nel futuro. Dopo gli interventi di Pettenati (Carpi Futura), che ha ricordato come nelle società dove vige il criterio di merito le donne hanno più posizioni di potere e Gelli (Pd), che invece ha sottolineato come il tema della conciliazione dei tempi sia una sfida sul tappeto per l’amministrazione comunale, ha preso la parola la parlamentare Manuela Ghizzoni (Pd): essa ha tra l’altro ricordato come nel Job Act ci siano diverse norme relative a telelavoro e tutele ma anche a favore delle donne vittima di violenza. “E’comunque ancora lontano il momento in cui non festeggeremo più l’8 marzo – ha detto - perché non ci sarà più bisogno di combattere stereotipi e discriminazioni”. Il Sindaco Alberto Bellelli dopo due brevi repliche di Gasparini e Mori ha infine rammentato come l’alto tasso di occupazione femminile nel distretto carpigiano abbia coinciso con un aumento della ricchezza locale e la creazione di un modello di welfare. “Abbiamo cercato di rimuovere ostacoli alla parità in questi decenni attraverso un confronto quotidiano sul tema ma oggi scontiamo un calo di risorse che una nuova legge regionale non può colmare e dobbiamo trovare altrove e pure una maggiore complessità sociale. Dobbiamo riformare in modo autosostenibile il sistema, riconoscendo ad esempio un sostegno economico ai caregiver, finanziando la domiciliarità, rimettendo in circolo esperienze e know how. Ma senza affrontare il tema dell’occupazione femminile e delle pari opportunità di genere e sociali – ha concluso - non ci potremo inventare un diverso modello di welfare”.